Normativa scarico acque reflue domestiche


Scarichi - Acque Reflue | ARPA Lombardia. acque reflue urbane: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue Cosa prevede la normativa. Sistemi di trattamento delle acque reflue domestiche e assimilate Infatti se da un lato la normativa privilegia lo scarico in corso d'acqua. Seminario FITODEPURAZIONE - Quadro normativo e nuovi dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”. Il trattamento delle acque reflue (o depurazione delle acque reflue) è il produttive e ricreative portano alla produzione di scarichi che, al fine di poter domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue.

Nome: normativa scarico acque reflue domestiche
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Le acque reflue si dividono in categorie a seconda della provenienza degli scarichi. Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione , differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento; le caratteristiche di tali reflui sono variabili in base al tipo di attività industriale.

Sino all'emanazione di nuove norme regionali si applicano i valori limite di emissione della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto; d per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonche' dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purchè' i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle falde acquifere o instabilita' dei suoli; e per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate; f per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalle operazioni di manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.

Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli scarichi sul suolo esistenti devono essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati al riutilizzo in conformità alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo 99, comma 1. In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti revocata. Gli scarichi di cui alla lettera c del comma 1 devono essere conformi ai limiti della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.

Resta comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle sostanze indicate al punto 2.

Si ricorda che l'allacciamento alla pubblica fognatura, qualora esistente nelle vicinanze, è obbligatorio. Per informazioni in merito, contattare Publiacqua S. Tutti gli scarichi domestici o assimilabili che recapitano fuori dalla pubblica fognatura devono essere autorizzati dal Comune.

E' un'autorizzazione ambientale, diversa da qualsiasi autorizzazione di natura edilizia, quali ad esempio la Concessione Edilizia o il Permesso di Costruire.

Ai sensi dell'art. Per i dettagli si veda l'art.

Ogni variazione successiva al rilascio dell'autorizzazione che comporti modifiche qualitative o quantitative dello scarico deve essere autorizzata; pertanto deve essere presentata richiesta di autorizzazione per nuovo scarico. I valori limite sono indicati in tabelle differenziate, contenute in detto allegato, a seconda della tipologia di scarico e del corpo recettore.

È permesso in ogni caso lo scarico sul suolo o strati superficiali del sottosuolo degli scaricatori di piena, delle acque provenienti dalla lavorazione delle rocce native, delle acque meteoriche raccolte mediante fognatura separata, delle acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici.

Scarichi in corpi idrici superficiali Gli scarichi di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali devono rispettare i limiti fissati alle tabelle 1 e 2 del D.

Gestione degli scarichi La tutela delle acque è una tipica competenza delle Regioni attraverso gli strumenti di pianificazione previsti dal D. Attraverso i Piani di tutela delle acque e i Piani di gestione del bacino idrografico, le Regioni individuano i principali apporti inquinanti e il loro effetto sulla qualità dai corpi idrici.